basilicata

The Bergamot is a beautifully restored apartment in Tursi (Matera), perfect for two but would accommodate four (good) friends set within a 1000 year old building with views over the Convent of San Francesco.
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03Ott

Ritratti di Peperoncini

Ritratti di Peperoncini

Servizio del TGR Rai Basilicata del 3 ottobre 2014 ore 14.00 a cura di Rino Cardone sulla mostra fotografica Donato Fusco: “Ritratti di Peperoncini” che si è tenuta il 26 settembre 2014 a Satriano di Lucania (PZ).

Il progetto nasce in occasione del “Peperoncino Fest” organizzato dall’Accademia del Peperoncino dell’Appennino Lucano.
Ritratti nati per rappresentare il peperoncino nelle sue diverse declinazioni potenzialmente immaginifiche e creative con contaminazioni semantiche con richiami fascinosi e sorprendenti.


Lettera di un Fotografo alla sua Terra

alla mia terra
la Basilicata

Ebbi i natali in questa terra incastonata tra monte e mare, cresciuto nel profumo d’arancio e all’ombra di mura d’arabi.

Crescendo, ho visto quanto generosa sei stata o terra mia, dando da bere agli assetati e con rammarico ho visto come ti hanno trattata.

Ancora oggi doni ricchezza agli altri lasciandoti squarciare il terreno nel quale hai saputo custodire, in silenzio, un pericolo venuto da lontano.

Gli anni trascorrono nella povertà ma potrai sempre vantare quanto tu sia generosa.

Sii sempre generosa ma non lasciare che i tuoi figli ti abbandonino.

I viaggiatori di mare e di terra hanno incrociato i tuoi luoghi e hanno visto colline gialle, terreni argillosi che profumano di mare antico, verdi montagne dalle acque fresche e grotte, un tempo vergogna, oggi patrimonio di nuova umanità.

Le tue spiagge che un tempo molto remoto hanno accolto i greci, oggi non sanno accogliere i moderni popoli.

Ho immagini nella mente di luoghi di luce e poesia. Ho scandagliato il mio animo per capire la mia terra, ho ritratto la tua luce e ho scritto la mia poesia.

Sono venuto dietro i monti a cercare qualcosa che si è perso e che aspetta me e mi sono bagnato nelle tue acque per lavare il passato.

Oggi lascio a te le immagini pulite da donare agli occhi dei tuoi visitatori.

Tursi lì, 25 agosto 2013

Donato Fusco


12Ago

Sopra la Terra il Mare – rassegna d’arte e poesia

locandina Sopra la Terra il MareLì dove il mare sfiora cose e persone, il Circolo Nautico Aquarius, in via San Giusto – località Torre Mozza – Policoro (MT), il 12 agosto alle 18.30 ha ospitato la rassegna d’arte e poesia “Sopra la terra il mare”. Le opere fotografiche dell’artista lucano Donato Fusco faranno da cornice ai ritmi delle parole di autori lucani e limitrofi tra i più rappresentativi della poesia contemporanea. Un pomeriggio in versi, un reading sostanzioso con letture di: Maria Pina Ciancio, Pasquale Vitagliano, Maria Antonella D’Agostino, Fernanda Cataldo Abele Longo, Giorgio Linguaglossa, Luciano Nota, modera Maria Grazia Trivigno.

Il tema della rassegna è il mare. Scrisse il grande poeta cileno Pablo Neruda: “Ho bisogno del mare perché m’insegna / non so se imparo musica o coscienza: / non so se è onda sola o essere profondo / o solo roca voce o abbacinante / supposizione di pesci e di navigli. / Il fatto è che anche quando sono / addormentato / circolo in qualche modo magnetico / nell’università delle acque”.

Informazioni sugli artisti:

Donato Fusco artista lucano che si avvicina all’arte da bambino, tra i cavalletti del cugino pittore e il fascino delle arti figurative trasmessogli dal maestro elementare. L’artista, affiora già all’età di otto anni con la scoperta dell’obiettivo fotografico, strumento analogico che scopre essere amplificatore della sua sensibilità iconologica. La morte prematura del fratello Giovanni lascia in lui solitudine e angoscia, che continueranno a emergere nelle sue scelte di rappresentazione, insieme alla memoria, alla terra, al suo “io”. Il nuovo millennio segna un cambiamento nella sua fotografia, un rifuggire da immagini nette e artificiose, lasciando trapelare un abbandono all’“es” fotografico. Così, Fusco incontra la vera essenza concettuale dell’iconologia fotografica, che lo accompagnerà fino ai giorni nostri.

Maria Pina Ciancio di origine lucana è nata a Winterthur. Vive e insegna letteratura italiana nella sua terra d’origine. La sua poesia è asciutta e liscia come ciotoli di torrente. Versi brevi, rugosi come le mani delle contadine e delle vedove vestite di scuro, scabri come i muri calcinati e pietrosi dei villaggi del sud.  La dimensione personale della sua poesia è nascosta in questi frammenti di “storie”, schegge di vita che appaiono come fotogrammi rubati attraverso persiane socchiuse. La sua ultima raccolta “La ragazza con la valigia”, LietoColle. E’ presente in diverse antologie.

Pasquale Vitagliano vive a Terlizzi. Giornalista e critico letterario per riviste locali e nazionali. La sua è una poesia che si concentra sull’obiettivo di individuare il concreto della mimesi artistica e la loro natura di segni che nella connotazione che li conferma trovano una possibile connotazione asseverativa. Parole e corpi, segni e dimensione verbale si inseguono e si assemblano insieme in un progetto di dissipazione della verità che ne renda finalmente conto. Tra le sue raccolte “Amnesie Amniotiche”, LietoColle.

Maria Antonella D’Agostino, laureata in scienze dell’informazione, vive e lavora a Matera. I suoi sono versi  che celebrano la vita. La poesia di Maria Antonella D’Agostino sfiora un po’ tutti gli aspetti del vivere quotidiano, dagli affetti alle emozioni interiori, dall’amore per la natura e del mare in particolare, all’amore per il genere umano, dai sogni e dalle illusioni alle disillusioni, al dolore, al dubbio, alla fede. Il tutto senza inutili divagazioni, con uno stile personale e diretto.” La sua ultima raccolta “Sfondando l’azzurro, sfiorando l’abisso”, Montedit

Abele Longo di origine salentina, insegna traduzione audiovisiva e letteraria presso la Middlesex University di Londra. Dirige la collana Neobar delle Edizioni Accademia di terra d’Otranto.  E’ l’ ambiguità a rendere originale la poesia di Longo, a connotare in modo inequivocabile il suo stile. E’ la commistione di piani a forgiare un dettato complesso che, pur nella brevità dei testi, non si esaurisce in una lettura lineare, in una situazione unidimensionale e che vive nel confine tra paradosso e realtà, dove quest’ultima, spesso, è più sconcertante dell’assurdo.” La sua raccolta poetica è “Reversibilità”, Edizioni Accademia terra d’Otranto.

Fernanda Cataldo di origine salentina, dopo un lungo periodo vissuto in Svizzera è rientrata da qualche anno nella sua terra d’origine. E’ organizzatrice di serate di poesia e musica con testi propri e di Pessoa. La sua è una poesia ricca di suggestioni, di meravigliose idee e profondi sentimenti, una scrittura a tratti avanguardista con sprazzi di poesia trobadorica in un silenzio di pensieri. Un’autrice che cerca spunti dentro di sè per raccontarci le sue storie, per “non parlare”, per vivere, correre, saltare tutti gli ostacoli e infine provare il bello della vita. Tra le sue raccolte “Io non parlo”.

Giorgio Linguaglossa è nato a Instabul, vive e lavora a Roma. Poeta, critico letterario, ha diretto insieme a Dante Maffia il quadrimestrale di letteratura “Poiesis” sino al 2005. Nel 1995 ha firmato, con lo stesso Maffia e con Giuseppe Pedota, Lisa Stace, Maria Rosaria Madonna, Giorgio Stecher, il “Manifesto della Nuova Poesia Metafisica”. Di grande rilievo le sue riflessioni critiche, in particolare per quanto riguarda la poesia contemporanea, con pubblicazioni quali: “Il minimalismo, ovvero il tentato omicidio della poesia”, “La nuova poesia modernista italiana”, “Dalla lirica al discorso poetico” ecc.Tra le sue raccolte: “Uccelli”, “Paradiso” e l’ultima “Blumenbilder”, Passigli.

Luciano Nota di origine lucana, vive e lavora a Pordenone. La sua è la poesia del “testimone”, tra adesioni e ripulse, accensioni e ricadute, da parte di chi comunque sa che bisogna andare avanti. Il poeta, per Nota, è il testimone in viaggio, anche se il viaggio è un pretesto a posteriori. E’ la capacità immaginativa il motore della sua poesia: un’energia intellettuale, continuamente in movimento e tale da trasfigurare da immagine a immagine, in un vorticoso bestiario di esempi quotidiani e personali, di memorie e di ricordi, in ogni caso decisivi nel disegnare un insieme dentro il quale si evidenzia la riconoscibilità generale. La sua ultima raccolta ” Tra cielo e volto”, Edizioni del Leone.

esposizione foto

reading poesia in riva al mare


02Mar

Servizio TGR Rai Basilicata – mostra fotografica Luce e Poesia della mia Basilicata

Luce e Poesia della mia Basilicata

Servizio del TGR Rai Basilicata a cura di Rino Cardone sulla mostra fotografica Donato Fusco: “Luce e Poesia della mia Basilicata” che si è tenuta il 16 febbraio 2013 presso la sala convegni del Relais Palazzo dei Poeti nel Borgo Antico Rabatana – Tursi (Matera).


Il tema della mostra è un Click Narrativo, dell’evoluzione che la Regione ha avuto negli ultimi anni tra luci e ombre, tra speranze e illusioni, tra promesse ed incompiute. La mostra è un incontro senza filtraggi accademici tra la cultura rurale, la natura, l’archeologia industriale e le incompiute. Essa è un repertorio di ricerca che nasce dall’amore che questo artista nutre per questa terra.

Foto-genesi. Prima dell’1883, anno in cui i soci Joseph Nicèphore Niepce e Louis Jacques Mandé Daguerre – quanti nomi per due sole persone: ma si tratta pur sempre di francesi! – sviluppando il primo dagherrotipo crearono di fatto la fotografia, per sperimentare l’impressione di immortalità che può dare il possesso di un ritratto bisognava essere un re o un papa o comunque appartenere al rango della nobiltà o a quello di uomini e donne eccezionale – guerrieri, sante, cortigiane particolarmente apprezzate o scrittori e poeti, ganimedi o storpi di varia natura, o sordidi criminali tuttavia capaci di emozionare l’artista di turno; ma anche in quei casi il rapporto con gli artisti – gente, com’è noto, bizzosa e piena di pretese – non era dei più facili. Basti pensare che appena un anno prima di quella formidabile invenzione, la giovane, bella e sofisticata contessa de Rasty pur di tramandarsi ai posteri in un dipinto che a dir il vero ancora oggi, quando siamo abituati a ben altre esibite nudità, sprigiona una sensualità tale da lasciarci senza fiato – dovette soggiacere alle voglie del grande ma altrettanto ributtante pittore Giovanni Boldini ­- una specie di arcigno gnomo conosciuto nella società parigina à la mode col nomignolo assai azzeccato di Boldo – anche se, essendone divenuta l’amante – ognuno ha le sue perversioni – sospettiamo non le sia poi costata molta pena.

Non così per le ore e ore tediose di posa richieste da David o Ingres perfino a Napoleone e con esiti spesso poco soddisfacenti – <Un ritratto poco rifinito e poco somigliante per poterlo presentare a S.M. l’Imperatore> come venne giudicata l’opera del maestro delle ben più emozionanti odalische­. Ma era il prezzo che tutti, potenti e nobili e ricchi borghesi, dovevano pagare. Ed era già un grosso privilegio poterlo pagare. Tutti gli altri: via, senza lasciare una sola traccia del proprio passaggio sulla terra, inghiottiti nella gora del tempo che ogni cosa cancella. Invece ecco apparire la fotografia. Uno scatto e ognuno entra nella storia! D’accordo, si tratta solo di un piccolo ingresso ma meglio del nulla. In questo senso, la fotografia si distingue già dalla sua nascita come la più democratica delle arti.

Foto-e-memoria. C’è un momento in cui la memoria delle persone che sono state più importanti nella nostra vita – il padre, la madre, le donne o gli uomini che abbiamo amato, gli amici – il potere che hanno di suscitare in noi il loro ricordo, si cristallizza in una foto. Mia madre dico, e più che rivederla come tante volte l’ho vista girare per casa eccola in quella vecchia foto – tanto vecchia che io ancora non ero nemmeno nella sua vita – con i colori che sembrano macchie di un acquerello venuto male: lei ha un vestito verde di seta, la testa un po’ reclinata su un lato, in modo che i capelli le cadono su una spalla, e sorride malinconica in bilico sulla cresta lugubre di una montagna.

Foto-emozioni. In ogni foto, secondo Roland Barthes, è possibile rintracciare un punctum e questo punctum è per lo spettatore come una “puntura” appunto, qualcosa che colpisce e lo fa dolorare. Qui siamo di fronte a una delle probabili origini, o almeno delle prime applicazioni, di quel <cosa l’ha colpito?> con cui ogni intervistatore incalza pervicacemente lo spettatore di qualsiasi evento e che ci ha trasformati in esegeti doloranti del reale – tanti “colpi” produrranno pure un loro effetto. Restando nel nostro attuale campo d’indagine, ma con un senso meno tendente al tragico, diremo che più che essere “colpiti” da una foto, possiamo esserne: impressionati incuriositi infastiditi emozionati eccitati turbati commossi. Ed è appunto quello che accade osservando le foto di Donato Fusco nel loro esplorare, senza sosta e senza limiti, lo spazio e il microspazio – dal rudere industriale al guscio spiraliforme di una lumaca. Allora l’occhio del fotografo – la sua meraviglia – estrapola, grazie alla fotocamera, un pezzo di realtà per consegnarla alla nostra meraviglia e alla Memoria.

E’ l’abilità di Fusco sta proprio nel riuscire a compiere questo piccolo miracolo, a toccarci nei sensi e nell’anima – attraverso la vista: l’anima – proprio a partire da un linguaggio scarno, essenziale, che mira alla pura essenza delle cose, alla loro quiddità e che ha, proprio in questo, la sua maggior forza d’impatto.
E sarà l’interno di una stalla, o un angolo ingombro di attrezzi e di una strana misteriosa inspiegabile poesia, le onde del mare nel loro continuo movimento e quelle immobilizzate dei calanchi, la fabbrica dismessa e il logo Amaro Lucano che possiede per noi la stessa valenza di quello della Coca Cola oltreoceano.
Il tutto in un’impaginazione, come si è scritto, rigorosa, senza orpelli, che trova nell’essenzialità del fraseggio il suo stile. E che pure con l’estrema varietà espressa dalla “visione” riesce assai bene a rappresentare l’effetto Basilicate, dal momento che in ben pochi altri posti si può passare, come invece accade nella nostra regione, attraversando distanze davvero esigue, dall’incanto delle grandi montagne coperte di fitte e cupe foreste alle pianure assolate percorse dai venti, dalle colline ammantate dalla vite agli arsi lunari calanchi, dalle coste di scoglio a quelle morbide di sabbia; e questo senza che Fusco si lasci irretire dal solito e logoro luogo comune della Lucania terra fuori dal tempo e dalla storia che ci portiamo dietro dai tempi di Levi, e consegnandocene invece, con il suo lavoro, l’immagine del divenire e del movimento.
Gaetano Cappelli