Images & Words
Eva contro Eva — frammenti di donna

Eva contro Eva — frammenti di donna è un progetto fotografico nato dalla collaborazione tra l’artista visivo Donato Fusco e la scrittrice Elisabetta Bricca. Un’idea che racchiude una dimensione concettuale e visiva, che si concretizza in venti, suggestivi, scatti ispirati alla parola scritta per rendere omaggio alla Donna, vestita nello stile essenziale e raffinato degli abiti di Chiara Boni, in cui trova la massima espressione della femminilità. I personaggi femminili hanno potuto interpretare e vivere il racconto nello scenario dei luoghi della Basilicata.

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Giovedì 8 marzo 2012 s’inaugura alle ore 18.30 presso la Art Gallery
del MO.OM Hotel in via San Francesco, 15 ad Olgiate Olona (VA)
la mostra fotografica “Eva contro Eva — frammenti di donna” dell’artista visivo Donato Fusco a cura della Direttrice Artistica Chiara Rizzolo.


Il racconto “Rocce” di Elisabetta Bricca per Donato Fusco

Deserto. Nell’anima mi perdo, senza destinazione.
L’occhio lacrima al riverbero. Il sole: accecante.

La pelle, rossa, il vento accarezza; d’istinto represso il cuore sanguina.
Cerco. Sulla linea dell’orizzonte, un avvallo di roccia, seni di donna. Ricorda i miei.

Avanzo, fronte alta. Respiro: Il buio della grotta. Anelli di gechi sulle pareti di un chiazzato biancore.
Rocce. Il tocco riscopre la primordiale poesia. Umida, densa, parafrasi di vuoto.

Il tepore mi avvolge.
Anfratti arcaici si mostrano. Raccolgo la sfida di muta purezza. Sento il grido della civetta.

La notte. E’ qui.
Sdraiati, sussurra, dimentica. Sciogli i capelli.

Srotolo: groviglio di seta lambisce i fianchi. Io, la figlia, madre matrigna, il peso ho portato per ogni peccato. Dolore. Strappo sul fianco: corona di spine.

Le palpebre si chiudono: la visione incalza. Nuda mi ergo su foglie caduche, tra case antiche con occhi aperti.
Ombre. Grido di creazione. Partorirai e soffrirai…

Eco di condanna, senza requie.
Caduta sulla terra, donna tra le donne, viaggio sul baratro che scinde luce e oscurità. Non odo più il verso della civetta.

Sfiorato dal giorno, il filo dei pensieri si spezza. Lascio la grotta alle spalle.
Davanti al mio sguardo, il verde (acerbo) contamina.

Linee tracciano disegni contro il cielo diafano. Tronchi contorti, chiome spettinate.
Capelli come crine di puledra contro il blu. Baluardo femmineo, prisma di cuore.

Dischiudo le braccia. Il sole implode. Io sono una e trino, madre terra, Salomè e Betsabea. Sono guerriera, tessitrice di vita, creatrice e puttana.

Sono amore e disperazione, leggerezza e poesia. Sono la genie primaria che ha accolto il peccato. Strega e suora, ancella e imperatrice. Primordiale Agrippina, di sensi incestuosa.

Demone e angelo. Falco e colomba. Fine e iniziazione, morte e resurrezione.
Il principio di ogni donna.

Chador di catene, buio velato. In mezzo alla piazza, il pugno alzato.
Gocce, germogli, rivolta e terrore. L’uomo incombe portando clamore.

Collant. Strappati. Fuoco e sudore. Vergogna mi copre, il mio Io s’impone.
Sono deserto. Sono roccia. Fiore.

Sono rugiada, preghiera di candore. Il giglio all’inferno, che supplica onore.
Sono in ognuna e ognuna ha il mio nome. Sento la brezza declamare il clangore.

China, umiliata, radici di quercia. Né mai fui doma, e mai sarò repressa.
Vita. La sabbia scivola. Bisanzio e il suo oro, Teodora, e sia.

Gatta bastarda, venditrice d’amore.
Io sono Eva, per errore di onniscienza.

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Video e voce di Veronica Cuscusa

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